Distanze legali fra le case inderogabili - Immobiliare Maria Pannone

Le distanze legali fra le case sono ancora oggi considerate inderogabili, se il titolo abitativo si riferisce agli edifici singoli. A ribadire questo concetto ci ha pensato unarecente sentenza della Corte Costituzionale, che ha rivelato quanto poco margine resti alle regioni in tal senso, sebbene il Decreto del Fare del 2013 avesse aumentato i loro poteri in merito.

Cosa è accaduto in questo specifico caso? Nel dettaglio, la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittima la legge della regione Veneto numero 4/2005 nella sezione in cui permetteva che, tramite l’urbanistica, potessero essere derogati i limiti delle distanze legali fra le case.

La sentenza ha quindi introdotto una novità in materia di distanze legali fra le case, annullando il potere delle regioni in merito. Le regioni, secondo l’articolo 2-bis della legge, avrebbero infatti potuto lavorare con delle leggi e con dei regolamenti propri per derogare quanto era stato stabilito dal decreto del Ministro dei Lavori pubblici del 1968, il numero 1444.

In parole semplici, le regioni avrebbero potuto agire in deroga con delle leggi apposite, ma la sentenza della Corte Costituzionale ha ribaltato questa possibilità e l’ha, di fatto, annullata.

Ecco che la legge veneta è stata dichiarata illegittima, anche se essa permetteva ai comuni con la propria urbanistica di lavorare sulle distanze legali fra case, derogando la disciplina statale in materia, anche nel caso di interventi che non fossero statiinseriti in ampi contesto territoriali.

Il concetto di base è che la legge è anticostituzionale perché le regioni non possono sostituirsi allo stato in questa materia, quindi l’abrogazione resta possibile solo ed esclusivamente nel caso in cui le deroghe legali fra le case avvengano per ragioni atte a ‘soddisfare degli interessi pubblici che sono legati al territorio e al suo governo‘, quindi non a un singolo edificio, ma a un insieme di case e in certe e definite condizioni.

Servirebbe quindi una legge nazionale chiara, che andasse aspecificare l’impossibilità della deroga sul singolo edificio, e che porterebbe chiarezza indicando quali sono le condizioni che rendono ammissibile questa deroga. Come spesso accade, una sentenza della Corte Costituzionale è un precedente che fa storia, ovvero una base che può essere impiegata nei casi futuri per  bloccare le richieste di deroga delle distanze legali fra le case in qualsiasi altra parte d’Italia.

 

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