L’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele e le tensioni geopolitiche attuali in Medio Oriente stanno creando una forte preoccupazione in Europa e naturalmente anche in Italia.

Oltre alle implicazioni politiche e umanitarie si guarda alle possibili ricadute economiche e, in Europa così come nel nostro Paese, l’attenzione riguarda soprattutto l’energia, perché petrolio e gas possono aumentare di prezzo con effetti a catena sull’inflazione e quindi sui consumi delle famiglie.

Quali conseguenze della guerra in Iran sul mercato residenziale?

Nel breve periodo risulta difficile prevedere quali saranno le conseguenze della guerra in Iran sul mercato residenziale, ma nel medio e nel lungo termine alcuni effetti indiretti possono emergere soprattutto se il conflitto si prolunga.

Il tema riguarda l’energia e il possibile blocco dello stretto di Hormuz che crea difficoltà nel trasporto del greggio nel mondo, del resto il Medio Oriente rappresenta lo snodo cruciale per il commercio globale di petrolio e gas.

Ogni Stato possiede riserve energetiche che servono soprattutto per tamponare effetti temporanei di scarsità ma, con il passare del tempo, emergono però i reali equilibri del mercato, ovvero eventuali tensioni o interruzioni delle rotte energetiche possono far salire i prezzi delle materie prime e questo può avere conseguenze su tutta l’economia europea.

Gli italiani mostrano consapevolezza di questo rischio? Sì, un sondaggio realizzato da Swg su un campione nazionale evidenzia che il 61 per cento degli intervistati si dichiara molto preoccupato per l’aumento del prezzo di benzina e gas.

Un aumento dei costi energetici alimenta anche l’inflazione

Energia più cara significa costi maggiori per gli spostamenti, per la produzione e per i servizi e questo processo produce effetti diffusi sui prezzi al consumo.

Il punto è che in presenza di un contesto inflazionistico le banche centrali possono mantenere i tassi di interesse elevati per un periodo più lungo con l’obiettivo di contenere l’aumento dei prezzi.

Questo scenario introduce il tema dei mutui più costosi, che possono ridurre la capacità di acquisto delle famiglie e rallentare la domanda di abitazioni. Del resto, uno scenario simile si è già verificato negli anni recenti prima dei tagli ai tassi avvenuti negli ultimi due anni da parte della BCE.

Questo aspetto assume grande rilevanza in Italia dove gran parte delle compravendite residenziali dipende dal mutuo e dove un aumento del costo del denaro può incidere sull’accessibilità alla casa soprattutto tra i giovani e tra le famiglie che acquistano la prima abitazione.

Parallelamente un aumento delle bollette energetiche comprime ulteriormente i bilanci familiari. Una ricerca realizzata da Eumetra mostra che su un aumento tra il 10 e il 20 per cento delle bollette di energia e gas, il 31 per cento considera la situazione difficile da sostenere.

Per questo motivo il 68 per cento degli italiani dichiara che un rincaro delle bollette porterebbe a ridurre altre spese e questa dinamica può produrre effetti indiretti anche sulle decisioni di investimento immobiliare.

Un altro possibile canale di impatto riguarda i costi di costruzione delle nuove abitazioni. Energia e materie prime rappresentano componenti fondamentali per il settore edilizio e, con prezzi più elevati, anche la realizzazione di nuove abitazioni diventerebbe più costosa.

Questo fenomeno potrebbe quindi rallentare nuovi progetti edilizi oppure portare a un aumento dei prezzi delle nuove costruzioni, il tutto in uno scenario come quello italiano, dove il divario tra il valore degli immobili nuovi e quello delle abitazioni usate risulta già significativo.

Infine, due parole sulla fiducia dei consumatori. In presenza di tensioni internazionali cresce l’incertezza economica e si riduce la propensione all’investimento di famiglie e investitori. Nel mercato immobiliare questa situazione può tradursi in un rinvio delle decisioni di acquisto oppure in una maggiore prudenza nelle operazioni.

Le conseguenze della guerra in Iran sul mercato residenziale restano quindi incerte, ma è bene considerare che il settore immobiliare reagisce storicamente con maggiore lentezza agli shock geopolitici rispetto ai mercati finanziari. Inoltre il mercato residenziale italiano arriva da anni di crescita e di consolidamento.

Molto dipenderà dalla durata e dall’intensità del conflitto, perché una crisi di breve durata potrebbe avere effetti limitati, mentre un conflitto più lungo e con un aumento persistente dei costi energetici potrebbe invece generare ripercussioni economiche più evidenti anche nel settore immobiliare.

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Approfondimento Il Sole 24 Ore

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