Case Green: cosa è stato deciso e cosa può succedere agli immobili esistenti?

A marzo 2024 è arrivato il via libera finale alla direttiva europea sulle case green. L’approvazione ha fatto seguito a un iter di molti mesi, dove erano state fatte diverse proposte, alcune all’inizio molto stringenti.

L’obiettivo della direttiva europea è abbassare le emissioni di carbonio, visto che il patrimonio immobiliare è responsabile per buona parte dell’inquinamento atmosferico. 

Per fare il punto, le emissioni di gas serra  degli edifici rappresentano il 20% di quelle nazionali legate all’energia. L’Istat riporta che l’82% degli edifici in Italia sono residenziali e secondo fonte Enea, 6 su 10 hanno un’età media di 59 anni e una classe energetica bassa ( G oppure E).

In parole semplici, le case, soprattutto quelle più vecchie, contribuiscono in modo importante all’inquinamento atmosferico.

gru costruzioni

Cosa prevede la direttiva Case Green?

L’obiettivo è quello delle emissioni zero entro il 2050 per l’intero parco immobiliare dell’Unione europea. 

Come detto, le proposte che si erano alternate nei mesi di discussioni erano molto stringenti, tanto che più volte si era parlato di ‘spauracchio’ perché sembrava che il popolo italiano dovesse mettere mano al portafogli e attivarsi per ristrutturare casa in un paio di anni.

Scenario impossibile, tanto che la direttiva finale è decisamente più soft e lascia molto in mano ai governi per quanto riguarda gli interventi da fare.

Il primo punto della direttiva stabilisce che dal 2030 tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero. 

La vera domanda è cosa succede agli immobili esistenti? Bisognerà fare adeguamenti importanti? Non si potranno più vendere le case di classe energetica bassa come era stato palesato all’inizio?

La direttiva definisce degli obiettivi, non dei veri e propri vincoli. Quindi la palla ora passa a chi dovrà implementare la direttiva a livello nazionale, ovvero al governo.

Per le case è previsto un obiettivo di riduzione del consumo energetico del 16% dal 2030 e del venti 22% entro il 2035. 

Quindi, in poche parole, l’Ue ha fissato una riduzione delle emissioni raggiungibili. 

Come? Comunque con un efficientamento energetico che può essere un mix di interventi come cappotto, pannelli solari, sostituzione della caldaia, eccetera per garantire flessibilità ai governi. 

Le misure di ristrutturazione adottate dal 2020, tipo superbonus 110%, saranno già conteggiate ai fini degli obiettivi prefissati e gli Stati potranno scegliere se applicare esenzioni per gli edifici storici. 

È verosimile, quindi, che chi possiede un immobile in centro storico dovrà intervenire in maniera diversa, magari con interventi sulle caldaie perché ‘capottare’ questi edifici è un’operazione alquanto complessa, soprattutto se sono immobili storici.

Esenti dalla direttiva anche altri edifici come gli agricoli, quelli per scopi militari e quelli utilizzati solo temporaneamente, quindi tipicamente le seconde case. 

calendario

Quanto tempo c’è per adeguarsi alla direttiva case green?

Una volta entrata in vigore, i 27 paesi membri della Comunità europea avranno due anni di tempo per adeguarsi alla direttiva, presentando a Bruxelles un piano nazionale di ristrutturazione. 

C’è tempo, quindi, e sono state eliminate dalle direttive le proposte più pesanti, come quelle che imponevano interventi rilevanti e costosi su milioni di immobili entro scadenze quasi immediate. 

Obiettivo finalissimo della direttiva è che il parco immobiliare sia ad emissioni zero entro 25 anni, ovvero al 2050.

È un obiettivo ambizioso, ma non così lontano nel tempo.

Mancano ancora le regole che dovranno essere applicate e soprattutto manca anche capire come verranno finanziati questi interventi. Quindi il sostegno economico da parte dell’Unione per finanziare questa politica. 

Le caldaie a gas saranno messe al bando dal 2040, ma già dal 2025 potrebbero mancare gli incentivi per installarle. Saranno promossi altri sistemi di riscaldamento, come quelli ibridi che combinano le caldaie con le pompe di calore e il solare termico?  

Probabilmente sì, ma resta il nodo delle risorse da stanziare per finanziare gli interventi. Al momento non sono stati trattati all’interno della direttiva europea, quindi per ora non si useranno risorse del bilancio dell’Unione Europea per finanziare gli incentivi. 

Prima o poi, però, serviranno nuovi incentivi, alla luce che le famiglie italiane non possono sostenere di tasca propria interventi di ristrutturazione di una portata così importante.

Resta anche il nodo dell’obbligatorietà: e se una persona non vuole efficientare la sua cosa cosa succede?

Anche questo non è ancora molto chiaro perché dipende da come verrà recepita la direttiva case green a livello nazionale e quindi entrerà in gioco la politica.

Verosimilmente l’Unione europea potrà multare gli stati che non raggiungono gli obiettivi, come succede per altre soglie che non vengono raggiunte, come ad esempio quella delle emissioni inquinanti.

Diverse realtà hanno bollato la direttiva case green come troppo blanda e priva di obiettivi specifici che possano aiutare i governi a definire per bene gli interventi.

In sostanza, bisognerà capire come il governo penserà di ripristinare i dispositivi per favorire questi interventi. Se bisogna ridurre il consumo del 16% secondo le scadenze definite, che interventi bisognerà fare?

È verosimile che i primi si concentreranno sui sistemi di riscaldamento piuttosto che sui lavori agli involucri, più costosi e complessi da gestire.

Quello che è interessante, oggi, è il cambio di visione che porta chi sta cercando casa a non guardare più solo al prezzo, ma ai costi che la casa richiede. Quanto si spende di elettricità? Quanto costa scaldarla in inverno e raffrescarla in estate?

La direttiva Case green ha forse contribuito a innalzare la soglia di attenzione dei cittadini sui consumi, già molto alta a causa dei rincari energetici degli ultimi anni.

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