Con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Requisiti Minimi, operativo dal 3 giugno 2026, vengono aggiornati alcuni criteri tecnici che riguardano l’efficienza energetica degli edifici. (Qui il testo in Gazzetta con gli Allegati)
Questo aggiornamento incide anche sull’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica, perché introduce un modo più preciso di valutare la qualità energetica di un immobile.
In sostanza, il nuovo decreto modifica e integra il precedente DM del 26 giugno 2015 e introduce verifiche più dettagliate sull’involucro edilizio, sugli impianti, sui ponti termici e sulle predisposizioni per la ricarica dei veicoli elettrici.
In altre parole, non si guarda più soltanto alla casa per come appare, ma diventa sempre più importante capire la qualità energetica di quell’immobile, perciò quanto consuma, quanto è confortevole e quanto potrà essere sostenibile nel tempo.
Il nuovo APE aiuta quindi a comprendere meglio come si comporta un immobile dal punto di vista energetico e quale può essere la sua qualità nel corso degli anni.
- Quanta energia richiede per essere riscaldato?
- Quanta energia serve per raffrescarlo?
- Quanto incide la ventilazione?
- Quanto è comodo e sostenibile da vivere nel tempo?
In passato, l’APE è stato talvolta considerato una semplice formalità. Oggi, invece, l’Attestato di Prestazione Energetica diventa uno strumento sempre più utile per valutare il reale valore di una casa.
Attenzione però: questo non significa che gli immobili con una classe energetica bassa siano automaticamente da scartare. E non significa nemmeno che tutte le case debbano essere subito ristrutturate.
Significa, più semplicemente, che chi acquista deve essere informato.
Perché acquistare casa non vuol dire solo pagare un prezzo oggi. Vuol dire anche tenere conto dei possibili costi di domani, quindi bollette, manutenzioni, eventuali interventi di miglioramento energetico, adeguamenti e comfort abitativo.

Cosa cambia con il nuovo APE?
Il nuovo Decreto Requisiti Minimi aggiorna alcuni aspetti tecnici legati alla prestazione energetica degli edifici.
Tra le principali novità ci sono verifiche più attente sull’involucro edilizio, cioè su tutto ciò che separa l’interno dell’abitazione dall’esterno: muri, coperture, pavimenti, finestre e serramenti.
Viene data maggiore attenzione anche ai ponti termici, ovvero quei punti dell’edificio in cui il calore si disperde più facilmente. Sono elementi tecnici, ma hanno un impatto molto concreto sul comfort della casa e sui consumi.
Il decreto aggiorna anche i requisiti sugli impianti, con particolare riferimento alle pompe di calore e all’efficienza stagionale. Inoltre, introduce prescrizioni sulle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, distinguendo tra edifici residenziali e non residenziali.

Quali sono i nuovi parametri di valutazione?
Uno dei primi parametri è il fabbisogno energetico dell’edificio, cioè quanta energia serve per garantire condizioni abitative adeguate durante l’anno.
Si considerano, ad esempio, il riscaldamento, il raffrescamento, la produzione di acqua calda sanitaria e la ventilazione. Negli edifici non residenziali, vengono valutati anche elementi come illuminazione, ascensori e scale mobili.
Un altro parametro importante è la qualità dell’involucro edilizio.
Una casa ben isolata disperde meno calore in inverno e si surriscalda meno in estate. Questo aumenta il comfort abitativo e, spesso, contribuisce a diminuire i consumi.
C’è poi il tema degli impianti. Non basta che siano funzionanti: conta quanto sono efficienti, quanto consumano e quanto sono adatti alle caratteristiche dell’edificio.
Un altro aspetto riguarda le fonti rinnovabili, che possono contribuire al fabbisogno energetico dell’immobile.
Infine, viene valutato anche il benessere interno: non solo la temperatura, ma anche l’umidità, la qualità dell’aria, il rischio di muffe, condense e surriscaldamento.
Perché conta la zona in cui si trova l’immobile?
La prestazione energetica di una casa non dipende solo dalla casa in sé, ma anche da dove si trova.
La zona climatica, infatti, incide sui consumi. È naturale che un immobile situato in una zona più fredda abbia esigenze diverse rispetto a una casa collocata in un clima più mite.
Allo stesso modo, un’abitazione esposta al sole, al vento o all’umidità può comportarsi in modo diverso rispetto a una casa più protetta o meglio orientata.
Il punto, quindi, è capire se quella zona, insieme alle caratteristiche dell’edificio, può incidere sui costi futuri di gestione della casa.
Una casa in una determinata posizione può richiedere più energia per essere riscaldata in inverno. Un’altra può avere maggiore necessità di raffrescamento in estate.
Questo non vuol dire penalizzare alcune zone, significa semplicemente valutarle con maggiore attenzione.

Il messaggio del nuovo APE: più qualità, più consapevolezza
Il messaggio che arriva dal nuovo APE è chiaro: c’è maggiore attenzione alla qualità energetica degli immobili.
È importante però fare una precisazione.
Chi ha già un APE in corso di validità non deve rifarlo automaticamente. Gli APE già rilasciati continuano a mantenere la loro validità naturale, che generalmente è di 10 anni, salvo i casi previsti dalla normativa, ad esempio interventi che modificano la prestazione energetica dell’immobile.
Diversamente da quanto era stato diffuso in alcuni casi, la data del 29 maggio non ha introdotto l’obbligo automatico di rifare l’APE.
Il 29 maggio era il termine previsto dalla Direttiva Case Green per l’adeguamento alle nuove disposizioni comunitarie, ma si attende che il legislatore provveda al recepimento delle norme europee attraverso appositi atti.
In sostanza, dal 29 maggio non c’è l’obbligo di rifare l’APE né di adeguarsi automaticamente a nuove indicazioni.
La scadenza rilevante, per quanto riguarda il Decreto Requisiti Minimi, è invece quella del 3 giugno 2026, data in cui entrano in vigore i nuovi requisiti minimi, con un impatto sui nuovi APE e sulle valutazioni energetiche redatte secondo i criteri aggiornati.
Cosa deve fare chi compra casa?
Il consiglio è di chiedere informazioni precise.
È utile confrontarsi sia con l’agente immobiliare sia con il proprio tecnico di fiducia, soprattutto per capire se serve un nuovo APE perché quello precedente è scaduto, perché si tratta di una nuova costruzione, perché sono stati eseguiti interventi sull’immobile o per altri motivi specifici.
Avere tutti i documenti in regola è fondamentale per una compravendita sicura.
Ed è proprio compito dell’agente immobiliare accompagnare il cliente anche in questo percorso, aiutandolo a verificare che la documentazione sia corretta, aggiornata e coerente con l’immobile.

La parola chiave è consapevolezza
Con il nuovo APE, la casa viene vista in modo più completo.
Non contano più soltanto l’estetica, il prezzo o la posizione intesa come comodità. Oggi conta anche quanto l’immobile consuma, quanto è efficiente, quanto è confortevole e quanto può mantenere valore nel tempo.
In un contesto in cui il patrimonio immobiliare italiano è in gran parte datato e in cui la Direttiva Case Green dovrà essere recepita prima o poi dai governi nazionali, un immobile energeticamente efficiente rappresenta già un grande passo avanti.
Non si tratta di creare paura o di penalizzare alcune case o alcune zone.
Si tratta di acquistare con maggiore attenzione, facendo le domande giuste e valutando l’immobile nella sua completezza.
Perché comprare bene significa scegliere una casa adatta a oggi, sostenibile per domani e capace di conservare valore nel tempo.
Se vuoi vendere casa o stai cercando una nuova abitazione contattami qui con fiducia.





