Recovery Fund e novità per la casa, spicca il 110%

da | Apr 28, 2021 | LEGGI E FISCO IMMOBILIARE | 0 commenti

Il Recovery Fund o PNRR, Piano di ripresa e resilienza, è il programma di investimenti che lo stato deve presentare alla Commissione Europea per ricevere i fondi necessari a sollevare il paese dagli effetti della pandemia.

Sono 4 le sfide ‘ufficiali’ presenti nel piano: migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia, ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica, sostenere la transizione Green e digitale, innalzare il potenziale di crescita dell’economia e l’occupazione.

Il testo è stato approvato il 24 aprile 2021e ci sono in ballo 191,5 miliardi di euro per il Recovery Fund, più 30 miliardi di euro che arrivano dal fondo complementare per attuare il PNRR.

Che ruolo ha la casa e il residenziale nel nuovo piano di ripresa?

Il punto cruciale riguarda il Superbonus 110%, con la volontà di introdurre una procedura semplificata per ottenere il beneficio fiscale.

Il suo slittamento al 2023 è stato rimandato con la Legge di Bilancio 2022, anche se è già presente la proroga a quella data per le case popolari.

La semplificazione del Superbonus 110% nel Recovery Fund

Nel Recovery Fund è quindi presente una sezione dedicata alla semplificazione del 110%, intitolata: “Semplificazioni in materia di edilizia e urbanistica e di interventi per la rigenerazione urbana” 

Prima di approfondire, è bene aprire una parentesi, perché l’attuazione del super beneficio ha trovato lungo la sua strada parecchi ostacoli per quanto riguarda l’attestazione della conformità edilizia.

Questo problema è stato segnalato dall’Anci, dalle associazioni imprenditoriali e dalle reti dei professionisti tecnici.

In parole semplici, per poter accedere al Superbonus è necessario che l’edificio da ristrutturare non presenti abusi e sia stato costruito in accordo con le norme urbanistiche, pena la decadenza del beneficio.

Chi desidera quindi operare con il Superbonus deve effettuare gli accertamenti in catasto, con la visura della planimetria catastale.

Il problema è duplice, perché i documenti catastali hanno una natura puramente fiscale e probatoria, ecco perché è bene procurarsi il titolo abitativo edilizio, una questione che chiede ai tecnici di fare richieste ai comuni, che spesso rallentano l’accesso alle pratiche per questioni di tempi e di burocrazia.

Si parla, attualmente, di attese anche di 6 mesi per accedere agli archivi edilizi, una questione che si scontra con i termini in essere del Superbonus.

Ecco che il Recovery Fund potrebbe lavorare in questo verso, promuovendo delle misure favore dell’accelerazione dell’efficientamento energetico e la rigenerazione urbana, che portino a rimuovere gli ostacoli burocratici sulla fattibilità degli interventi finanziati con il 110%.

Meno burocrazia e più digitalizzazione

La semplificazione burocratica si accompagna alla creazione di un sistema digitale che possa ‘governare’ il Superbonus 110% attraverso una vera e propria infrastruttura digitale unica.

Nella relazione del Recovery Fund, si legge infatti la volontà di istituire un portale unico in cui i contribuenti e i professionisti possano effettuare tutte le comunicazioni che servono.

Il portale potrà contenere degli appositi formulari dedicati ai professionisti e anche delle linee guida che servono a disciplinare in modo chiaro l’ipotesi che venga riscontrata ex post la non sussistenza dei requisiti per accedere al bonus.

Ci sono anche altre proposte, fra cui la possibilità di estendere il beneficio anche ai monoproprietari, la scelta di subordinare l’intervento del cappotto alla diagnostica della resistenza delle strutture e prevedere il ravvedimento operoso per i professionisti tecnici.

Vi sono quindi ipotesi di estendere il beneficio alle opere per lo smaltimento dell’amianto.

Unica aliquota al 75% per tutti i bonus?

Altra succosa notizia che riguarda la casa e i benefici fiscali è l’ipotesi di razionalizzazione di tutti i bonus esistenti, portandoli a un’unica aliquota del 75%.

Si tratta di una modifica dell’articolo 16 bis del TUIR, che prevederebbe anche il dimezzamento dei tempi, non più dieci anni bensì cinque, per il credito di imposta.

Semplificazione e prolungamento in vista anche per questi bonus (bonus ristrutturazione edilizia, ecobonus, sismabonus,  verde,  arredi,  facciate,  idrico e colonnine), che potrebbero essere confermati almeno fino al 2025.

La conferma delle misure arriverà quindi a giorni, considerando che il premier Draghi vuole in  assoluto consegnare il documento entro il 30 aprile 2021 alla Commissione Europea.

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